Un battesimo greco-ortodosso a Gerusalemme

Come spesso mi accade, mi trovo nel posto giusto al momento giusto.

Un battesimo mi aspetta ma non lo so ancora.

Una Domenica iniziata pigramente, con un’ottima colazione al Café Aroma, a Mount Scopus, vicino casa, e la decisione di andare alla scoperta di qualche sito non ancora visitato.

Prendiamo la Hebron Road, direzione Betlemme e, a un certo punto, incontriamo un monastero che varie volte avevamo visto ma che non ci eravamo mai spinti a visitare. Decidiamo di fermarci.

Dopo aver allegramente chiacchierato con un signore che al cancello dell’ingresso, credendoci turisti, ci vuole vendere delle Kefiah, entriamo in chiesa.

Il Monastero di Mar Elias.

Il monastero risale al VI secolo, danneggiato da un terremoto e ricostruito nel 1160 dove, secondo la tradizione cristiana, il profeta Elijah si rifugiò dopo essere fuggito dalla vendetta di Jezebel. Si dice sia anche il posto dove furono seppelliti Elias, vescovo greco di Betlemme, che morì nel 1345 e Saint Elias, un monaco egiziano, che divenne patriarca di Gerusalemme nel 494. L’interno della cupola con sfondo blu è dipinta con raffigurazioni varie di cui non sono riuscita ad avere informazioni dettagliate. Stelle dipinte sui muri sembrano illuminare l’interno della chiesa.

Passo di fronte alla fonte battesimale e vedo, a lato, un piccolo tavolo su cui sono posate delle candele bianche con fiocco azzurro e una tunica bianca con i paramenti che sembra una miniatura. Immagino che da lì a poco ci sarà un battesimo!

Detto fatto, vedo entrare dal portone principale alcune persone i cui vestiti eleganti mi fanno pensare che sta per arrivare anche il piccolo da battezzare. Eccolo! In braccio a quella che poi ho saputo essere la madrina. Adesso tutti sono intorno alla fonte, raggiunti dal Sacerdote.

Fra gli invitati un’anziana signora che, vedendomi molto interessata alla scena, si avvicina e mi dice in un inglese perfetto: ”Would you like to stay with us for the baptism of the baby”? Con sguardo eccitato annuisco.

Il bambino è tranquillo e piuttosto grandicello rispetto all’età che di solito hanno i bambini italiani quando vengono battezzati.

La Cerimonia.

Inizia la cerimonia. La signora mi invita ad avvicinarmi ancora di più. Scopro che è la bisnonna del bambino. Ha un’espressione dolce e gli occhi “liquidi” degli anziani che hanno visto e provato tanto, specialmente in questa terra.

Mi informa che il nipotino sarà battezzato con il nome  Marcus.

Mentre il sacerdote inizia a parlare, il padre del bambino si avvicina e ci invita a partecipare al piccolo festeggiamento organizzato dopo la fine della cerimonia…come dire di no?

L’atmosfera, intrisa di incensi e litanie a noi incomprensibili, mi induce al raccoglimento, placa  i miei pensieri e mi fa entrare nell’emozione di quel momento.

Il sacerdote inizia a benedire l’acqua della fonte battesimale facendo vari rituali, poi intuisco che chiede alla madrina e al padrino di spogliare il bambino. Il padrino lo prende in braccio mentre la madrina si riempie i palmi delle mani con l’olio con cui, poi, il Sacerdote ungerà il corpicino del bambino.

Dopo qualche istante, il piccolo Marcus si trova immerso per ben tre volte nell’acqua.

Piange.  Piango anch’io.

La bisnonna mi guarda e non riesco a smettere. Mi si avvicina e mi dice delle parole che mi toccano profondamente. Cerco di frenare le lacrime ma non mi è facile.

Finito questo rito, arricchito da varie preghiere e canti, il bambino viene rivestito con quella tunica bianca che avevo visto poco prima sul tavolino. È veramente carino e fa tanta tenerezza.

Adesso, accendiamo tutti le candele e ci avviamo verso l’altare dove, padrino, madrina e Marcus, cominciano a girare intorno ad un tavolino, per molte volte, insieme al sacerdote che legge da un libro vari passaggi.

Cantano, pregano e poi  la celebrazione termina con un grande applauso.

La Festa.

Ci spostiamo all’esterno dove ci accolgono tutti con tanto calore.

Sono felice. Mi piace e mi sento fortunata quando si creano queste occasioni inaspettate e speciali. La bellezza di vivere in espatrio. La bellezza degli incontri.

La bisnonna e sua figlia mi spiegano di essere arabe di religione cristiana greco-ortodossa e, nel frattempo, ci porgono da bere e delle crostatine di frutta buonissime e penso che in Italia, molto difficilmente, avrei partecipato ad un evento così intimo e privato senza essere stata previamente e formalmente invitata.

Ci presentiamo anche alla mamma di Marcus e ad altri parenti.

Mi racconta che lei era copta ma che dopo il matrimonio si è dovuta convertire e mi dico…obbligata anche a cambiare fede in cui credere per far piacere all’uomo! Ma questo è tutto un’altro discorso.

Dopo foto e ringraziamenti la festa finisce.

Salutiamo commossi per la gentilezza e la spontaneità dei loro gesti, apprezzando questa Domenica iniziata pigramente ma finita con una magica sorpresa.

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