Coppie expat: problemi e soluzioni

Coppie expat: problemi e soluzioni

Le relazioni di coppia sappiamo benissimo hanno alti e bassi e non è sempre semplice superare difficoltà e conflitti.
Cosa succede quando una coppia decide di fare un’esperienza all’estero? Come i due individui riescono ad adattarsi alla nuova realtà, al nuovo ambiente, alla nuova cultura e al nuovo lavoro? E se ci sono dei figli?
Beh…succede che è come stare in equilibrio su un filo di seta e che le coppie expat hanno qualche sfida in più da affrontare!

 

Coppie expat: problemi e soluzioni

 

Decidere di trasferirsi all’estero in coppia e iniziare una vita completamente nuova, ha bisogno di un grande impegno. Per molte coppie, affrontare un cambiamento così complesso e stressante, può vuol dire maggiore collaborazione e uno stimolo a rivitalizzare la relazione. Con questo approccio, le due persone si avvicinano e creano un’alleanza ancora più forte. Invece, per altre, l’adattamento al nuovo stile di vita, può provocare stress e insoddisfazioni, al punto che anche le coppie più solide, potrebbero subirne le conseguenze.

I differenti tipi di coppia expat

 

  • la coppia i cui membri sono della stessa cultura – i partner vengono dallo stesso paese d’origine, hanno lo stesso background, e tendono a fare team, sentirsi più uniti nell’affrontare le nuove sfide.
  • la coppia multi-culturale che vive in un paese straniero – i partner vengono da due paesi differenti e hanno deciso di vivere insieme in un paese straniero. Non hanno un background culturale comune e quindi potrebbero trovare difficile capirsi nelle loro battaglie quotidiane nell’adattarsi alle abitudini locali.
  • la coppia formata da una persona locale e una straniera – il punto focale è la persona locale che può aiutare la persona stranier* a integrarsi più velocemente nel circolo sociale ma le incomprensioni possono nascere laddove la persona del luogo non comprende le esigenze e le difficoltà della persona straniera.
  • la coppia in cui uno dei due lavora e l’altr* è senza impiego – a prescindere dalla nazionalità dei componenti della coppia, qui si scontrano due mondi, due differenti modalità di affrontare il quotidiano, due diversi modi di intendere la vita con le sue differenze che, a poco a poco, emergono. E la frustrazione è dietro l’angolo!
  • la coppia con figli o senza – in questo caso, e di nuovo senza considerare la nazionalità, avere figli oppure no fa la differenza. Se la coppia ha figli, è chiaro che la responsabilità non è solo per se stessi ma anche per i figli il cui benessere diventa uno dei bisogni primari di chi li segue.

Detto questo, è evidente che ogni coppia è un universo a parte, con le proprie difficoltà e dinamiche ma, è anche vero, che ognuna di queste coppie ha delle problematiche comuni che comunque deve affrontare quando migra all’estero.

 

Sfide comuni a tutte le coppie expat

 

1. Mancanza di comunicazione

La mancanza di comunicazione è un fattore importante per tutte le coppie ma quando si decide di andare a vivere all’estero, le preoccupazioni quotidiane (figli, lavoro, denaro, shock culturale, etc.) sono maggiori e lo stress aumenta. Cìò potrebbe creare tensioni che, per mancanza di tempo e per paura di affrontare il problema apertamente, rischiano di diventare dannose per l’equilibrio della relazione. Prendersi cura della comunicazione, di quanto, come e cosa si comunica, diventa ancora più importante. Spesso, nella coppia expat, uno dei due non lavora, e allora inizia a farsi molte domande: chi sono? Dov’è che mi sento a casa? Come mi percepiscono gli altri?  Cosa è importante per me? Sto vivendo la vita che desidero? Ecco, comunicare diventa fondamentale e senza la volontà di condividere i propri pensieri con l’altra parte della coppia, non si andrà molto lontano. Ricordati che, specialmente all’inizio dell’esperienza, non si hanno altri punti di riferimento che il partner.

2. Stress

Indubbiamente, le attività pratiche da fare per inserirsi in un nuovo paese sono tante: trovare un appartamento dove organizzare un ambiente piacevole per la famiglia e, se si hanno figli, scegliere la scuola idonea per loro e assicurarsi che affrontino il cambiamento in maniera equilibrata. Poi, affrontare la burocrazia del luogo, la nuova lingua, imparare come muoversi in città, fare nuove amicizie, insomma la to-do-list diventa molto lunga! Quindi, la pressione è molta e l’ansia è dietro l’angolo. In una nuova città, anche le persone più organizzate, si ritrovano a fare i conti con la stanchezza e la sensazione di sentirsi sempre in modalità auto-pilot! Che fare? Innanzitutto, non trascurare i sintomi dello stress come carenza di sonno, irritabilità, mancanza di motivazione. Quindi, cercare supporto, specialmente se uno dei due  si ritrova il carico della gestione familiare sulle spalle.

3. Cambiamento nei ruoli

Le statistiche dicono che è molto spesso la donna (85%) a seguire il partner nella sua nuova esperienza lavorativa, lasciandosi alle spalle, il più delle volte, la sua carriera e le sue aspirazioni. La persona che segue “traveling spouse” può avere difficoltà ad adattarsi alla dipendenza finanziaria dal partner e sentirsi poco appagata perchè non ha più un’occupazione professionale. Questo cambiamento di ruoli può mettere a dura prova la relazione, creando un disequilibrio che, se non gestito bene crea frustrazioni e incomprensioni profonde. Come colmare questa mancanza? Parlane con il tuo partner, trovate soluzioni insieme, definite dei piani di azione. Sfrutta i momenti liberi per coltivare un hobby, intraprendere un percorso di studi che desideravi da tempo o fare volontariato. Può aiutarti enormemente!

4. Essere lontani dalla famiglia e amici 

Lasciare la propria famiglia e amici non è per niente facile ed è uno dei maggiori problemi che le coppie expat devono affrontare. Ci si sente soli, manca una rete di sostegno, e se non si hanno figli e non si lavora, le giornate sembrano interminabili e si rimpiange il luogo di origine. Spesso succede che la coppia vive in maneira differente questa “lontananza” e le incomprensioni su questo tema, alimentano screzi e conflitti. Certo, dipende anche dal luogo in cui si è deciso di andare, il cui stile di vita, cultura e clima influiscono molto sull’umore. Che fare? Cerca di mantenere i contatti con le persone lontane, oggi la tecnologia aiuta tantissimo e poi, unisciti a associazioni o gruppi di espatriate che trovi quasi dovunque. Questi gruppi, principalmente di donne, sono un grandissimo supporto nel tuo processo di adattamento alla nuova vita e con le quali potrai condividere dubbi e incertezze.

5. Risentimento

Il risentimento è il killer silenzioso nelle relazioni e può facilmente aumentare se sei in una coppia expat”. Il trasferimento in un nuovo paese è solitamente il risultato della ricerca di un’opportunità di carriera per uno dei due partner. L’altro partner, però, deve fare molti sacrifici che possono portare a sentimenti di risentimento e discussioni tra la coppia. Il risentimento può derivare da molti problemi, tra cui: solitudine, impossibilità di lavorare, perdita della propria identità, shock culturale. Anche in questo caso, la comunicazione diventa l’unica vera soluzione al problema e se non riuscite a superare i conflitti, ricordati che rivolgersi a un professionista del settore può essere la strada giusta.

6. Dimenticarsi dei bisogni dell’altro/a

L’energia fisica e quella emotiva necessarie per abituarsi al nuovo stile di vita, per impostare nuove routine e per adattarsi ai nuovi ruoli, spesso sono tali che la coppia si distrae e, per stanchezza, non si occupa più delle necessità dell’altro. La coppia expat, ha ancora più bisogno di cura, comprensione, amore e tempo, attenzioni che evitano che i due partner si possano sentire soli in un’ambiente ancora sconosciuto. Trovare uno spazio di condivisione, in cui fare qualcosa insieme, confrontarsi sulle proprie emozioni nelle varie fasi del cambiamento.

Hai qualche suggerimento da dare alle coppie expat? Hai mai avuto difficoltà di questo tipo nella tua relazione?


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Work-life Balance: 5 consigli per mantenere l’equilibrio in espatrio

Work-life Balance: 5 consigli per mantenere l’equilibrio in espatrio

Work-Life Balance in espatrio

 

Il tema “work-life-balance” è un argomento delicato. Definire cosa significhi non è semplice perchè ognuno ne dà un’interpretazione differente a seocnda delle sue necessità e priorità. Però, si può dire che è l’equilibrio fra il tempo che si dedica al lavoro e quello che si concede alla famiglia, agli amici, agli hobby, agli interessi, etc. Quando poi abbiamo deciso di vivere un’esperienza di vita all’estero, da soli o con la famiglia, la situazione si complica un pò e dare regole precise diventa impossibile.
Ma non perderti d’animo, ecco alcuni consigli che possono aiutarti a ritrovare il tuo centro quando tutto, intorno a te, sembra capovolgersi!

 

Vita da expat

 

Decidere di trasferirsi a vivere e lavorare all’estero è un’esperienza incredibile e eccitante che trasforma la vita ma, come ho già descritto ampiamente qui, nasconde anche alcune sfide e difficoltà che all’inizio dell'”avventura” non si riescono a prevedere o immaginare.
Indipendentemente dall’età, dal tipo di lavoro, dalla destinazione, proverai diverse emozioni che dovrai imparare a gestire. E stai tranquilla, è normale sentirti agitata e preoccupata per il tuo nuovo lavoro o temere di non riuscire ad addattarti al nuovo stile di vita. L’importante è prepararti per non rischiare di trovarti fuori rotta e sentirti svuotata o poco centrata. Ma non preoccuparti, troverai sicuramente la soluzione per goderti questa incredibile esperienza!

Nel caso in cui tu sia partita da sola o tu abbia preso la decisione insieme al tuo partner e alla famiglia (se hai figli), il nuovo lavoro potrebbe occupare ampio (per non dire troppo) spazio nella tua vita. Questo perchè vorrai eseguire il lavoro al massimo delle tue capacità e perchè vorrai integrarti velocemente nel nuovo ambiente, con nuovi colleghi e nuove sfide da affrontare. Tutto ciò significa che ti butterai a capofitto nel tuo lavoro, senza badare alle ore e energie spese. Ma questo spesso significa che potrai faticare a conciliare lavoro e vita sociale.

 

5 consigli per mantenere il tuo work-life balance e non rischiare il burn-out

 

Come ho già detto, il concetto di work-life balance è differente per ognuno di noi ma qui troverai alcuni suggerimenti che spero possano ispirarti a trovare il tuo “unico e speciale” equilibrio fra lavoro e vita privata.

 

Preparati

Se non lo fa l’organizzazione per cui lavorerai, è importantissimo che ti documenti. Prima della partenza leggi qualsiasi articolo o libro sul paese che ti ospiterà. Parla con persone che ci hanno già vissuto; è fondamentale per poter gestire la nuova esperienza. Conoscere le abitudini, le usanze, i modi di approcciare il lavoro, ti sarà molto di aiuto e ti darà sicurezza per instaurare più facilmente le relazioni fra colleghi e per avere un’idea dei codici di comportamento e di comunicazione di quel luogo.

 

Riconosci che il lavoro è solo una parte della tua vita

Nonostante il nuovo lavoro sia, molto probabilmente, il motivo principale del tuo trasferimento e rivesta un’importanza notevole nella tua vita, le energie e il tempo che  dedichi alla tua attività devono essere calibrate. Ricorda che la tua vita è composta anche da relazioni, vita sociale e spirituale, interessi, amore, divertimento, etc. e che se queste aree vengono trascurate non puoi riuscire a trovare e a mantenere un giusto e sano equilibrio. Ricordati di chi sei e di cosa hai bisogno per sentirti bene.

 

Impara a dire NO e a delegare

Impara a conoscere i tuoi limiti e stabilisci dei limiti al lavoro (ad es. “A meno che non ci sia un grosso problema, me ne andrò alle 17”). E ricorda: “no” è una risposta completa. Non dobbiamo spendere tempo ed energie per spiegare perché abbiamo scelto di rifiutare. Non sentirti in colpa nel dare alle persone maggiori responsabilità purché tu fornisca loro tutte le risorse e la formazione necessarie. Si sentiranno più motivati e utili.

 

Poniti obiettivi che riflettano l’ambiente e le persone

Renditi conto che non sei più nello stesso ambiente lavorativo di quando eri nel tuo paese di origine. Adesso sei in una situazione differente dove gli stessi obiettivi che ti ponevi in precedenza, potrebbero non essere più validi o non essere più adatti alle circostanze attuali. Anche qui, l’importanza della conoscenza della mentalità lavorativa del luogo e del modi di raggiungere obiettivi e come raggiungerli, è basilare.

 

Tieni gli weekend liberi per esplorare il paese che ti ospita

Lo so che a volte saresti tentata di lavorare durante il weekend e non dedicare il tuo tempo libero alla famiglia o a fare nuovi amici o a esplorare il nuovo paese. Sappi che nessuno ti darà una medaglia al valore per aver sacrificato i tuoi cari o dei momenti di relax che avresti potuto vivere andando alla scoperta di nuovi luoghi e nuove avventure che il paese ospitante ti potrebbe fornire.

 


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5 soft skills per un espatrio vincente

5 soft skills per un espatrio vincente

Cosa sono le “soft skills” o competenze trasversali? Quali quelle che un expat dovrebbe alimentare per trasformare l’espatrio in un’esperienza positiva e arricchente?

Le “soft skills” sono quelle caratteristiche o capacità comportamentali e relazionali, dettate dalla nostra personalità, che utilizziamo sia in ambito
lavorativo che professionale. Sono doti fondamentali, che condizionano il modo in cui affrontiamo le richieste e le sfide della vita.
A cosa servono? Aiutano a essere più resilienti, a prendere decisioni migliori, a gestire i conflitti e a comunicare efficacemente.

 


Nel caso dell’espatrio, alcune “soft skills”, sono un valido supporto per gestire al meglio il permanente cambiamento a cui viene sottoposto un expat. Espatriare vuol dire separarsi dal proprio ambiente geografico, sociale e familiare. Gli espatriati perdono i loro riferimenti sociali e culturali abituali, e devono costruirne di nuovi. Il trasferimento in un nuovo paese è un’opportunità di apprendimento e opportunità ma potrebbe rappresentare anche una serie di sfide.  Queste sfide si possono affrontare e superare se ci si impegna a sviluppare o migliorare le seguenti competenze trasversali.

 

Le “soft skills” per un espatrio vincente

 

1. Adattabilità/Flessibilità

Vivere in un nuovo paese, significa confrontarsi con modi differenti di pensare e agire, con tradizioni e culture diverse dalle nostre, con nuove norme e valori. Importante è assumere un atteggiamento aperto, adottare una visione più ampia, pensando fuori dai soliti schemi, per comprendere e accettare le diversità e farle diventare una opportunità di crescita. Essere flessibili significa adattare i propri pensieri e il proprio comportamento al cambiamento, gestire le risposte emotive positive e negative con una mentalità di crescita. Si può coltivare questo mindset attraverso l’auto-riflessione, il pensiero creativo e la pratica intenzionale.

2. Pazienza

Una delle cose più difficili per un expat è quando le cose non vanno come pianificato e la frustrazione e l’impazienza prendono piede. Quando ti trovi in un nuovo paese e devi destreggiarti in una nuova città, cercare un alloggio e la scuola per i bambini, fare amicizia, imparare la lingua, etc…può accadere che, in alcuni momenti ti senti scoraggiata. Mentre stai cercando di organizzare la “nuova vita”, stai ancora elaborando emozionalmente la separazione dalla vita vissuta nel paese che vi aveva ospitato per alcuni anni. Il periodo di transizione è una fase delicata, è quel periodo in cui si passa dalla precedente realtà a quella nuova quindi, sii paziente, non avere fretta, il processo di adattamento richiede tempo e vedrai che le cose si sistemeranno un po ‘alla volta.

3. Intelligenza Emotiva

Essere emotivamente intelligenti significa avere la capacità di rilevare e decifrare non solo le proprie emozioni, ma anche quelle altrui. Significa capire come si sentono gli altri e utilizzare queste informazioni per guidare il proprio comportamento. La vita in generale ha una serie di ostacoli che dobbiamo superare e a volte possono essere difficili e, se sei un’espatriata, le cose si complicano un pò di più. Essere in grado di leggere diversi segnali sociali, le comunicazioni non verbali e valutare come la tua personalità si presenta agli altri, può esserti di enorme aiuto per integrarti nel nuovo ambiente.

4. Creatività e innovazione

Una buona capacità di saperti rinnovare e una buona dose di creatività, possono esserti di sostegno per realizzare i tuoi desideri o obiettivi professionali e personali e per superare i momenti di crisi. Ancor più se sei una “trailing spouse” ovvero colei/colui che accompagna il partner nella sua esperienza lavorativa all’estero e, magari, hai lasciato un ottimo lavoro nel luogo di tua provenienza. Essere aperte a nuove culture offre nuovi modi di vedere e di fare le cose, nuovi modi di essere. Potresti scoprire talenti che avevi lasciato sopiti a lungo e decidere di farli sbocciare e sfruttarli al meglio.

5. Curiosità intellettuale

Non c’è modo di adattarsi al nuovo ambiente e di vivere con serenità e consapevolezza l’espatrio, senza curiosità intellettuale. La curiosità a cui mi riferisco, è quel genuino interesse per il modo in cui vivono le persone e per le loro culture ma anche la disponibilità di riflettere sulle esperienze personali, sui propri valori e comportamenti. Devi essere disposta ad ascoltare i punti di vista degli altri, a capire la cultura del paese ospitante in maniera profonda, a uscire dalla tua comfort zone, osando nuove esperienze, facendo nuove conoscenze e, confrontandoti con gli altri. Scoprirai così quanto questa esperienza all’estero ti porterà una maggiore chiarezza su chi sei.


 

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8 consigli (+1) per fare amicizia all’estero

8 consigli (+1) per fare amicizia all’estero

Ti sei trasferita da poco: hai sistemato tutte le incombenze, e ora vuoi solo dare inizio con entusiasmo alla tua nuova vita da expat… ma come fare amicizia all’estero, in un posto dove non conosci nessuno e tutti ti sembrano distanti?

La cosa principale da ricordare è che le amicizie sono fondamentali, specialmente quando ci si trasferisce lontano da casa; una nuova rete di amicizia ci fa da salvagente e da “seconda famiglia”, oltre a rendere la nostra vita più divertente, varia e profonda!

 

Come fare amicizia all’estero

Se desideri tanto avere nuovi amici nella tua nuova città ma fatichi a capire da dove iniziare, prova a seguire questi consigli.

1. Sfruttare al meglio i social network

Si parte sempre da ciò che ci è più familiare, no? Ebbene, i social network ormai li sappiamo usare tutti. Forse ti sarai già resa conto di quanto essi possano rivelarsi utili anche per fare amicizia all’estero! Anche prima di partire, infatti, puoi cercare gruppi, pagine e community di persone (italiani, ma non solo) che abitano nella tua nuova città. Una volta trovati, iscriviti, presentati, fa’ domande, interagisci, inizia a sondare il terreno in cerca di persone affini a te.

2. Informarsi sulle community per stranieri

Se ti trasferisci in una grande città all’estero (ma, in generale, in una località con alto tasso di immigrazione), è possibile che lì siano presenti organizzazioni dedicate proprio agli stranieri. Spesso, presso queste organizzazioni le persone hanno modo di conoscersi, partecipare a eventi e incontri, iniziare a conoscere insieme il nuovo Paese di residenza. Lì, siete tutti sulla stessa barca e sarà più facile riconoscersi e creare subito forti legami!

3. Individuare i centri istituzionali italiani

Se l’Italia ti manca, o se comunque non vuoi recidere i legami con la tua terra, cerca i centri istituzionali legati al Belpaese nella tua nuova città. Spesso, infatti, sono presenti Centri di Cultura Italiana, oppure comitati creati dai cittadini italiani in quel luogo. Altrimenti, tieni d’occhio le attività di consolato e ambasciata: spesso vengono organizzati eventi che potrebbero aiutarti a conoscere qualche tuo compaesano… e a creare nuove bellissime amicizie!

 4. Fare sport o iscriversi a un corso

Come fare amicizia all’estero alla “vecchia maniera”? Beh, sicuramente creando delle occasioni d’incontro! Qualsiasi luogo di aggregazione può essere il posto giusto dove trovare i tuoi prossimi amici; quelli più facili sono la palestra o le aule di un corso su qualcosa che ti sta particolarmente a cuore (cucina? Danza? Lingue? Disegno?). In quest’ultimo caso, non solo incontri nuove persone… ma sei sicura di trasformare queste conoscenze in amicizie, perché condividete le stesse passioni e gli stessi interessi.

5. Imparare la lingua con la gente del posto

Se ti sei trasferita in un luogo di cui conosci la lingua solo a livello elementare, per fare amicizia all’estero non c’è niente di meglio che affidarsi alla gente del posto nello studio della nuova lingua. Cerca online persone che siano disposte a darti lezioni private, o anche a portare avanti con te un interscambio linguistico, nel caso fossero interessate a studiare l’italiano! Questi incontri sono spesso utili, divertenti e molto fruttuosi sul lato amicizia.

6. Presentarsi ai vicini di casa (e a chiunque, in realtà!)

Se i rapporti di buon vicinato sono importanti ovunque, diventano fondamentali quando ti trasferisci all’estero e non conosci nessuno; i tuoi vicini di casa possono rivelarsi persone deliziose, con cui creare bellissime amicizie! Come fare? Niente trucchi: semplicemente, bussa alla porta e presentati (magari con un piccolo regalo) come la nuova vicina italiana. Le persone sono solitamente molto ben disposte verso i nuovi vicini!

In generale, non dimenticare di presentarti e fare due chiacchiere con le persone più disparate che ti capiterà di incontrare spesso, dal portiere alla cassiera del supermercato alla collega di lavoro; non sai mai quali strani giri possa fare l’amicizia!

7. Assorbire le conoscenze dei propri familiari

Ti sei trasferita all’estero con il tuo partner e/o i tuoi bambini? Ottimo! Anche gli altri membri della tua famiglia stanno sicuramente cercando di fare amicizia all’estero. Datevi una mano a vicenda! Ad esempio, tuo marito potrebbe far amicizia con i colleghi ed estendere questo nuovo rapporto a te e alle loro famiglie; oppure, i tuoi bimbi potrebbero far amicizia a scuola, dandoti l’opportunità di conoscere altri genitori.

8. Uscire e “fare cose”

In generale, il modo migliore per fare amicizia all’estero (e ovunque!) è solo uno: essere disposta a fare nuove amicizie! Se ti rinchiudi in casa o ti dedichi solo ed esclusivamente al lavoro e alle incombenze, non avrai spazio ed energie per nuovi amici nella tua vita. Per cui esci: frequenta biblioteche, caffetterie, musei e gallerie d’arte; partecipa a eventi, presentazioni o sagre di paese. Sorridi e sii aperta a nuovi incontri!

Bonus: non dimenticare di coltivare i rapporti!

E quando finalmente hai conosciuto qualcuno con cui sembri andare d’accordo… è proprio qui che arriva la parte difficile e bella allo stesso tempo: il seme è piantato, ora devi coltivare! Se hai conosciuto qualcuno anche solo di sfuggita – un vicino, un compagno di corso, un collega, una mamma dell’amico di tuo figlio… – non dimenticare di chiedere un contatto, così da organizzare un secondo incontro, e poi un terzo. Se amicizia deve essere, da ora in poi sarà tutto in discesa!

 

Sei d’accordo con questi consigli? Quali sono state le tue difficoltà a fare amicizia all’estero, e come ci sei riuscita?


 

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Vita da expat: 8 lezioni positive che ho imparato

Vita da expat: 8 lezioni positive che ho imparato

Le lezioni positive che ho imparato dalla vita da expat, derivano dall’aver passato più di 10 anni all’estero, in paesi “difficili”. Sono stati anni intensi e ricchi di sorprese e insegnamenti ma anche di momenti difficili e tristi.
In questo articolo troverai un elenco, sicuramente non esaustivo, che rispecchia il mio vissuto ed è la base e la motivazione per cui è iniziata e continua la mia esperienza in espatrio.
Questo è ciò che tengo sempre a mente nei momenti di sconforto…perchè ce ne sono stati e ce ne saranno ancora! Ma mai mi sono pentita della scelta che ho fatto.

 

Viandante non esiste il cammino

Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il cammino,
il cammino si fa camminando.
Camminando si fa il cammino
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.
Viandante non esiste il cammino
ma solamente scie nel mare.

Antonio Machado

LE 8 LEZIONI POSITIVE CHE HO  IMPARATO DALLA VITA DA EXPAT

 

  1. UN NUOVO INIZIO
    Ho scelto di scrivere un nuovo capitolo nella mia vita. Ho fatto una scelta importante per me stessa e per amore. Abbandonare le certezze per andare verso lo sconosciuto non è stato facile ma questa scelta si è rivalata come una nuova grande opportunità e un nuovo inizio. La fatica è stata ripagata da esperienze che non avrei mai immaginato di fare e che mi hanno fatto crescere come essere umano.

  2. VIVERE IN MANIERA PIU’ SEMPLICE
    Prima di arrivare a Gerusalemme, ho vissuto per due anni e mezzo in Repubblica Centrafricana e Ciad, due dei paesi più poveri e meno conosciuti al mondo. In quegli anni, ho imparato a vivere con lo stretto necessario. Non c’erano negozi per fare shopping, nè varietà di cibo da acquistare.Tutto era ridotto all’essenziale e nelle valigie davo sempre più spazio a cibo e medicinali che all’abbigliamento o altre cose meno importanti. La conseguenza è che ho imparato a vivere in maniera minimilasta e mi sono resa conto quanto il consumismo ci abbia obbligato e ci obblighi a vivere con il superfluo, soddisfacendo dei bisogni indotti e non reali.
    .
  3. LA CAPACITA’ DI ESSERE RESILIENTE
    Vivendo lontana dalla mia rete di supporto familiare e dalle mie amicizie, ho dovuto contare sulle mie forze e essere in grado di andare avanti senza perdere il controllo. Quando ho avuto problemi di salute o sul lavoro oppure quando mi sono sentita persa e impaurita, ho assunto un atteggiamento positivo. Mi sono concentrata sulle mie potenzialità interne e sulle risorse esterne a disposizione, mettendo in moto un circolo virtuoso che mi ha aiutato nelle difficoltà. E, alla fine, ho scoperto di essere più forte e resiliente di quanto immaginavo, e questo è stato un grande successo! Clicca qui per leggere un mio articolo sulla resilienza.
  4. AMPLIARE LO SGUARDO SULLA VITA
    Forse è un cliché ma vivere all’estero ha cambiato il mio sguardo sulla vita e sugli altri. Vivere in contatto con culture diverse, incontrare persone di tutto il mondo, lavorare in ambienti multietnici, mi ha aiutato a vedere le sfaccettature della vita, a capire e accettare punti di vista diversi, a scoprire modi differenti di affrontare la vita. E sono cambiata…non me ne sono accorta subito ma con il tempo ho realizzato quanto il mio modo di sentire e di pensare erano diventati più sensibili all’altro, alla condivisione, alla compassione. Alcuni vecchi valori sono rimasti, altri hanno lasciato spazio a quelli nuovi che ho acquisito man mano che andavo avanti nella mia vita e nell’espatrio. Una scoperta di nuovi orizzonti che allargano la mente e il cuore.
  5. AVERE AMICI IN TUTTO IL MONDO
    Ho incontrato tante persone. Con alcune ho stretto rapporti più profondi, con altre più superficiali ma tutte hanno lasciato un’impronta. E non c’è cosa più bella, almeno per me, ascoltare le storie degli altri, addentrarmi nel loro mondo interiore e trarne una lezione. E poi, come è bello avere qualcuno che ti accoglie in varie parti del mondo! Madrid, New York, Ginevra, Budapest, e molte altre, sono città in cui le persone con cui ho legato amicizie in questi anni mi stanno aspettando. E non vedo l’ora di riabbracciarle!
  6. VIVERE NEL MOMENTO PRESENTE (continuo a lavorarci sopra)
    Spesso sentiamo sulle nostre spalle il peso del passato o le preoccupazioni per il futuro, senza renderci conto che la vita è adesso, che la vita accade. Ma non è forse vero che il passato non tornerà più e il futuro è solo parzialmente controllabile? Ecco, questo ho imparato. Ho capito che vivere nel qui e ora non significa non avere piani ma vivere con quello che si ha nel momento presente e questo approccio mi ha aiutato a vivere con più consapevolezza la mia condizione di espatriata e di “accompanying spouse”. Se cambi prospettiva, ti sentirai nel luogo giusto, al momento giusto.
  7. USCIRE DALLA COMFORT ZONE
    Decidere di lasciare l’Italia, con annessi e connessi, e raggiungere in Africa il mio compagno, è stato un grandissimo salto fuori della mia comfort zone e nulla è ritornato a essere come prima. Ho imparato che la vita da expat ti spinge a uscire costantemente dalla zona di comfort e non è poi così male! Mi sono resa conto di quanto alcune paure che avevo prima, sono sparite man mano che superavo i miei limiti, quei limiti che prima mi sembravano invalicabili! Certo, non è indolore, ma ti aiuta a crescere e a sviluppare le tue potenzialità, in alcuni casi prima sconosciute.
  8. MAI DIRE MAI
    Se 10 anni fa mi avessero detto che sarei salita su un aereo della Air France e che sarei sbarcata all’aereoporto di Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana, e che ci avrei vissuto circa due anni, gli/le avrei detto: “non succederà mai”! E se qualcun’altro mi avesse detto che dopo sarei andata a vivere a N’Djamena, capitale del Ciad e poi a Gerusalemme, avrei risposto la stessa cosa. Invece, adesso, è evidente che “mai dire mai” è una verità!
    Se vuoi conoscere meglio la mia vita da expat e ricevere aggiornamenti riguardanti il Life Balance, la resilienza e il self-care, puoi  iscriverti alla mia Newsletter e riceverai un mini-corso gratuito “Come mantenere la rotta nei momenti di transizione”. Puoi prenotare qui una sessione conoscitiva gratuita di 30 minuti per valutare insieme come posso aiutarti e un percorso personalizzato ad hoc per le tue esigenze. Qui, invece se vuoi dare un’occhiata ai miei servizi.
    Se pensi che questo articolo possa essere utile anche alle tue amiche e conoscenti, condividilo pure con loro! Grazie.
Esplorare il mondo

Esplorare il mondo

Il desiderio di esplorare il mondo, di avventurarmi, si è manifestato fin da quando ero piccola. Mia madre mi ha sempre raccontato che bastava che amici di famiglia mi invitassero a fare una passeggiata o a trascorrere un weekend con loro, che io rispondevo sempre sì, senza paura o vergogna. Ma ero proprio piccola piccola quando non vedevo l’ora di esplorare gli spazi al di fuori delle quattro mura di casa, senza essere scortata dai miei genitori!

 

Dicono che abbia ereditato lo spirito del viaggiatore e anche quello un pò ribelle dal mio nonno paterno, Andrea. Rimasto vedovo in giovane età, non si era più accompagnato e aveva continuato a coltivare il suo desiderio di viaggiare da solo, in giro per l’Europa, al tempo perlopiù in autobus.

 

Viaggiare è una delle esperienze più belle e interessanti che si possano fare durante la nostra vita. Fare nuove esperienze, esplorare posti nuovi, conoscere persone diverse. Tutto questo fa parte del fascino di un viaggio, ma non solo. Ci sono viaggi che possono cambiare la vita, altri che ti fanno cambiare il modo di vedere le cose, e altri ancora che ti turbano e creano disagio. Altri, invece, sono i prodromi di ciò che arriverà più avanti…nel mio caso una vita in espatrio!

 

Viaggiamo, alcuni di noi per sempre, per cercare altri luoghi, altre vite, altre anime – Anais Nin

Desiderio di esplorare e esplorarmi.

A 19 anni, stavo seguendo il corso di Laurea per Interprete-Traduttrice a Firenze. In quel periodo, si stava sviluppando sempre più in me, il desiderio di “mettermi alla prova” facendo un viaggio in solitaria. Mettermi alla prova significava testare le mie capacità di adattamento, volermi sentire indipendente, capace di cavarmela da sola. Volevo capire fino a che punto potevo arrivare o spingermi in una situazione non comune, fuori dalla mia quotidianità, e esplorare le mie reazioni emotive.

Un giorno, mi presentai di fronte a mio padre con la sicurezza e la determinazione di chi sa cosa vuole ottenere. Gli comunicai che avrei voluto fare un soggiorno alla pari, a Londra, per due mesi, prima dell’inizio del nuovo anno accademico e, nel frattempo seguire un corso per approfondire la mia conoscenza dell’Inglese.
Mio padre era stupito ma forse, conoscendomi, non più di tanto, magari un pò preoccupato. Nonostante ciò, mi sostenne nella decisione e mi aiutò a trovare la famiglia desiderosa di fare questo scambio.

 

La partenza e l’arrivo.

Sacco in spalla, con dentro lo stretto necessario più libri, quaderni e macchina fotografica, una Olympus OM10, partii per quella che a me sembrava una grande avventura.
Il viaggio iniziò con un grande ritardo dell’aereo, causa maltempo, che da Milano doveva portarmi a Londra. Arrivai a notte fonda e pioveva, come spesso accade a Londra.
Il taxista non riusciva a trovare la strada e io, che credevo di andare a vivere non lontana dal centro, iniziai a rendermi conto che ciò mi era stato comunicato non era proprio l’esatta verità.
Ero un pò intimorita dal taxista che continuava a dirmi che si era perso e non trovava l’indirizzo che gli avevo dato, il che non era di buon auspicio. Alla fine, seppure con il cuore in gola, arrivai alle 3 di notte, sana ne salva, a casa della signora con cui avrei vissuto per i due mesi seguenti.

 

Quando mi sono persa.

Il giorno dopo il mio arrivo, mi informai come raggiungere la scuola dove avevo lezione. Era chiaro, a quel punto, che la famiglia dove avrei lavorato alla pari, era a circa 1 ora dal centro di Londra e che, tutti i giorni, avrei dovuto prendere un bus e poi la metro per andare a scuola e che ciò avrebbe un pò impedito i miei movimenti serali/notturni. Dopo la prima mattinata di lezioni di Inglese, decisi di fare un giro nei dintorni della scuola e verso sera presi la metro per rientrare a casa. Pioveva ancora, molto insistentemente, e ormai era buio. Non si vedeva niente fuori dal finestrino del bus ricolmo di gente.

Ansia da solitudine.

Scesi dall’autobus, convinta di essere arrivata a destinazione. Mi resi subito conto che non ero alla fermata giusta e nella mappa della città che avevo con me, la zona che dovevo raggiungere non era contemplata. Il luogo di periferia in cui ero capitata, era, ad un primo sguardo, inospitale e poco raccomandabile. Cominciai a chiedere ad alcuni passanti le direzioni per recarmi a casa ma nessuno conosceva la strada nè aveva suggerimenti. Iniziai a preoccuparmi, non esistevano ancora i cellulari e quindi non potevo avvisare la padrona di casa. Dopo varie perlustrazioni e innumerevoli richieste ai passanti, bagnata dalla testa ai piedi, riuscii a salire sull’autobus, aspettato a lungo, e a trovare l’abitazione di Jenny e della sua bambina di 8 anni, Sarah. Ero esausta più dalla tensione che dalla stanchezza!

 

La telefonata con mio padre.

Quella sera chiamai i miei genitori dal telefono di casa di Jenny, con una “collect call” ovvero chiamata a carico del destinatario. Appena sentii la voce di mio padre iniziai a piangere, scossa da quanto avvenuto. Dissi a mio padre che non ero più sicura di voler restare a Londra. Lui, con tono apparentemente fermo, mi rispose che era un’esperienza che avevo desiderato tanto e che non dovevo rinunciare al primo ostacolo. Aggiunse, vedrai che fra poco tempo, non vorrai più ritornare in Italia. Dopo molti anni, mi confessò che quella notte non dormì. Aveva fatto quello che riteneva giusto ovvero sostenermi per farmi “superare la prova” e per darmi fiducia ma il suo sonno, quella notte, fu molto agitato perchè in cuor suo avrebbe voluto dirmi, torna. Ero ignara che quello era il primo piccolissimo passo per un futuro di esperienze all’estero molto più avventurose e rischiose!

 

L’espatrio è desiderio di esplorare?

Questo racconto che riguarda un fatto avvenuto molti anni fa, potrebbe far sorridere di tenerezza. Ma erano tempi in cui i genitori non lasciavano facilmente le figlie girare da sole per il mondo. Nel mio cerchio di amicizie ero l’unica ad avere la libertà di poter inseguire i miei desideri e sogni. Sono stata fortunata.

Oggi, se ripenso a quell’esperienza che mi permise di consolidare la fiducia in me stessa e di continuare nei miei percorsi avventurosi, ringrazio mio padre per l’opportunità che mi diede e per aver osato. Aveva capito che doveva “lasciarmi andare” e intuito che ero alla ricerca, forse di me stessa, e che potevo iniziare quel cammino solo allontanandomi. Avevo bisogno di confrontarmi con il mondo fuori dalla provincia e soddisfare la mia curiosità.

Le motivazioni che portano a scegliere di andare via dal proprio paese sono molteplici, e le mie hanno cominciato a manifestarsi chiaramente fin da quella esperienza a Londra.  E’ importante, però, comprendere ciò che ci spinge a uscire dalla nostra quotidianità, oltre al desiderio di esplorare e alla voglia di cambiare. Potrebbe essere anche un desiderio di fuga, il non voler accettare la realtà, oppure la necessità di allontanarsi da un ambiente che sentiamo soffocante. Sono ragioni profonde che vale la pena analizzare…ma di questo ne parlerò in un’altro articolo.

 

“Una volta ho letto che la scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. È così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento.” – Fabio Geda

 

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