Sindrome da espatrio.

Sindrome da espatrio.

Da 10 anni sono una donna in espatrio, scelta che ha completamente rivoluzionato il mio modo di vivere, di pensare e di sentire. Non me ne sono mai pentita, nonostante non abbia vissuto e non stia vivendo in paesi “facili”.

Conosco bene la sindrome da espatrio ma sono riuscita a superarla ogni volta che ho cambiato paese!

Vivere all’estero è senz’altro un’esperienza emozionante, avvincente e piena di sorprese.
Apre nuovi orizzonti e apre la mente. Ti rende più flessibile e adattabile, spingendoti a uscire dalla tua comfort zone.
Ti offre la possibilità di fare nuovi incontri, a volte speciali, di imparare nuove lingue e nuovi modi di vivere, di dedicare spazio e tempo alla tua crescita personale e professionale.

Ma è anche una sfida, direi quotidiana.
Trasferirsi e vivere in un nuovo paese significa gestire cambiamenti culturali, ambientali, linguistici e tutto ciò può essere molto stressante e destabilizzante.
Tante sono le domande che frullano nella mente dopo il primo periodo di assestamento e quando l’entusiasmo comincia a calare.

Ho ascoltato molte donne che mi hanno confidato che dietro quella maschera da “wonder woman” si cela una donna che lotta per rimanere centrata, per sé e per la sua famiglia.
E come non capirle! Sono una di loro! Solo che ho qualche strumento in più per affrontare e superare queste sfide.

Come Life Coach, mi sono sempre più specializzata in problematiche legate alle varie transizioni della vita e alle difficoltà legate all’espatrio. Per questo oggi mi definisco come “Transition&Expat Coach”.

Per ogni problema una soluzione, o forse più.

“Trailing/accompanying spouses” (definizione che mi fa venire l’orticaria!) sono  coloro che accompagnano coniugi o partner nella loro carriera mobile all’estero.
Nella maggior parte dei casi, si preoccupano di gestire tutto ciò che riguarda la famiglia, i figli (se ci sono), la casa e le relazioni sociali, con le conseguenze che vedremo più avanti. Nella maggior parte dei casi, hanno lasciato la loro carriera e tutta la rete di supporto necessaria come famiglia e amicizie nel paese d’origine.

Alcune delle emozioni o sfide che accomunano i partner o coniugi accompagnanti e relative possibili soluzioni che hanno funzionato per me.

Vuoto emotivo.

Sentirsi senza una rete di appoggio (famiglia e amicizie), può evocare emozioni come nostalgia e solitudine.
Inoltre, se si hanno figli, il carico sulle proprie spalle aumenta perchè il coniuge è super impegnato a inserirsi nel nuovo ambiente di lavoro.           

Suggerimenti:
a) Tieni un piccolo diario delle tue emozioni e annota perché e quando ti senti sola;
c) Parlane con un’ amica expat che sia dotata di capacità di ascolto e che ha sperimentato le tue stesse difficoltà;
d) Essere più attiva e distrarti quando arrivano quei pensieri. Un aiuto potrebbe venire dalla riscoperta o scoperta di un hobby;

Bassa autostima e mancanza di fiducia in se stesse.

Adattarsi a una nuova vita in modo costruttivo può essere molto stressante.
Suggerimenti:
a) Scrivi tutto ciò che di positivo sai di essere e rileggilo nei momenti peggiori;
b) Ascolta musica che ti tira su, l’importante è che ti porti a uno stato d’animo più leggero e che ti faccia star bene;
c) Esplora da sola la città in cui vivi, ti farà sentire di nuovo capace di organizzarti senza chiedere aiuto;

Crisi di identità.

Spesso, lasciare la propria carriera alle spalle e non sentirsi più identificate in un ruolo preciso, fa sorgere domande come: sto vivendo la mia vita o quella del mio coniuge? Chi sono?
Suggerimenti:
a) Sfrutta il tempo a disposizione per sviluppare le tue competenze, seguire quel corso che per tanto tempo hai desiderato ma non avevi energie e tempo di fare;
b) Pensa che l’espatrio è una scelta e nulla di definitivo esiste. Cerca di indirizzare le energie nel trovare la “tua strada” nel luogo dove stai vivendo, ti darà più autonomia e senso di completezza;
c) Occupati degli altri facendo volontariato. Sentirti utile farà bene alla considerazione che hai di te stessa.

Shock culturale.

Adattarsi a un clima differente, a usi, costumi, credi religiosi, a una realtà culturale nuova a volte incomprensibile, valori e stili di vita “distanti” da noi, può rappresentare un vero e proprio shock.
Suggerimenti:
a) capire, accettare e adattarsi. Ciò significa stare con una mente aperta, pronta a scoprire la nuova cultura, a accettarla come possibilità di apprendere e adattarsi per quanto possibile ai costumi del paese ospitante. Questo richiede un grande sforzo ma sarà ricompensato da una conoscenza e comprensione maggiori;
b) impara la lingua locale o almeno le parole e frasi chiave che possono darti accesso a una comunicazione di base con la popolazione del luogo;
c) viaggia nel nuovo paese e scopri luoghi che ti piacciono nella città che ti ospita e dove tornare per sentirti accolta e in pace con te stessa

Difficoltà nel crearsi una nuova rete di amicizie.

Nella comunità di espatriati, dipendentemente dalla città in cui vivi, non è difficile conoscere persone, ma da lì a instaurare rapporti che non siano solo di conoscenza superficiale ma più profondi, il passo è lungo.
Inoltre, gli amici expat dopo qualche anno partono e quindi ricominciare da capo non è facile. Ne so qualcosa!
Suggerimenti:
a) Iscriviti a un’associazione o club di expat o presentati ai tuoi vicini di casa, magari locali, per poter allargare le tue amicizie;
b) invita a casa tua, per pranzo o cena, persone, locali e expat, che hai conosciuto e che ti hanno fatto una buona impressione;
c) per chi ha figli in età scolare, potrebbe essere più facile incontrare persone con cui instaurare un’amicizia. Fatti coinvolgere nelle attività scolastiche e partecipa a incontri con i genitori

Problemi con il partner.

Le relazioni di coppia soffrono maggiormente in espatrio.
Le statistiche dicono che i divorzi fra coppie expat sono più frequenti. Sicuramente la coppia barcolla.
Il nuovo stile di vita fa cambiare ritmi e abitudini.
Se si è donne “al seguito”, sentirsi di dipendere economicamente, socialmente e emozionalmente può creare vere difficoltà, da non sottovalutare.
Il coniuge che lavora deve adattarsi a un nuovo ambiente di lavoro, dedicando meno tempo alla famiglia.
Suggerimenti:
a) fidati del tuo partner e parla con lui apertamente di cosa senti e delle difficoltà che stai affrontando;
b) cerca di capire cosa desideri, esplora nuovi percorsi e punti di vista, vedendo l’espatrio come occasione di cambiamento, non solo personale ma anche nella coppia
c) accettare il momento di crisi e farsi aiutare, se è il caso, da un professionista per cercare una strada da percorrere insieme

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Affrettati! Ti aspetto.

Alessandra

Fai pace con il tuo passato

Fai pace con il tuo passato

Te l’hanno già detto, vero? 3 passaggi necessari.

Sicuramente ne hai già sentito parlare e alcuni te lo avranno già consigliato ma “Fare pace con il passato” è un passo fondamentale per sviluppare una maggiore consapevolezza e iniziare un percorso per avvicinarsi alla versione migliore di se stessi.  

 

Con questo articolo iniziano gli approfondimenti dei punti che ritengo più importanti fra i 13 che vi ho suggerito nel mio precedente articolo sulla crescita personale, pubblicato su questo blog, e che potete rileggere cliccando qui. Buona lettura!

Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato; questo non ci riguarda più, quello non ci riguarda ancora.” Seneca

Il 20 Marzo scorso si è celebrata la giornata della felicità e quindi la settimana in cui, in tutto il mondo, si sono organizzati eventi, conferenze e incontri per parlare di questa tanto agognata felicità e di come ottenerla.

Tanti ingredienti contribuiscono a rendere una persona serena (termine che preferisco), primo fra tutti fare pace con il proprio passato ma anche assumersi la responsabilità di rendere felici noi stessi e non aspettare eventi o persone che lo facciano al posto nostro, cosa che spesso accade.

 

Fare pace con il nostro passato non è cosa semplice, lo so, ma si può fare!

Le situazioni passate non scompaiono da sole. Bisogna impegnarsi a “lasciarle andare”. Se non si fa una scelta consapevole, si potrebbe finire per auto-sabotare ogni sforzo per superare questo dolore.

Molti di noi tendono a nascondere a se stessi e anche agli altri i propri fantasmi, i propri dolori e sofferenze, le proprie parti oscure, vergognandosi di affrontare e confrontarsi con il proprio passato e le ferite.

A volte gli echi dei nostri fallimenti passati o quelli che crediamo essere stati tali, riempiono i nostri pensieri e offuscano l’attenzione e la chiarezza di cui abbiamo bisogno per affrontare il presente e andare avanti.

 

Forse apparirà scontato ma qualunque evento accaduto nel passato ci è servito, ci ha insegnato una lezione specifica o aiutato a conoscere meglio noi stessi, chiarito che tipo di vita vorremmo vivere o il tipo di persona che vorremmo essere.

 

È facile immaginare come la nostra vita sarebbe potuta essere migliore se non avessimo incasinato quella particolare situazione o se avessimo fatto una scelta differente. Ma l’immaginazione fa brutti scherzi e ci allontana dalla realtà e quello che è certo è che non possiamo sapere veramente come sarebbe andata se avessimo optato per soluzioni differenti da quelle trovate in quel momento…magari sarebbe andata peggio!

 

Sliding Doors (porte scorrevoli), un film di Peter Howitt, uscito nel 1998, ebbe successo per l’idea originale e, all’epoca mi intrigò molto per la sua storia particolare e che, ogni tanto, ripesco dal cassetto delle lezioni apprese.

E’ la storia di Helen, la protagonista, interpretata da Gwyneth Paltrow, che un giorno, dopo essere arrivata in ritardo al lavoro, viene licenziata. A quel punto decide di tornare a casa prima del solito e va a prendere la metropolitana. Qui la sua storia si sdoppia, seguendo due differenti percorsi:

  1. Helen arriva alla metropolitana, perde il treno per un soffio e viene aggredita. Portata all’ospedale, ritornerà a casa e troverà il suo fidanzato che si sta preparando per andare al lavoro.
  2. Helen riesce a salire sulla metropolitana, arriva a casa molto prima del solito, sorprendendo così il fidanzato con la sua ex-fidanzata.  

 

A questo punto, il film sviluppa due trame parallele che a volte s’intersecano, mostrando cosa sarebbe successo nella vita di Helen se ci fossero stati o no quei fatidici attimi che possono cambiare la vita degli esseri umani. Inoltre, pur vivendo due vite differenti, le due Helen sono accomunate dall’accadimento di alcuni medesimi eventi, evidentemente perché Helen è destinata a viverli a prescindere dal percorso di vita intrapreso.

Qual è la morale?

 

Possiamo passare giornate intere pensando a come sarebbe potuta essere la nostra vita se le cose fossero andate in maniera diversa, ma questo non potrà mai cambiare quanto accaduto nel passato, sia che sia stato qualcosa di buono che di cattivo. probabilmente sarebbe dovuto accadere comunque.

 

Allora cosa si può fare per cercare che questo passato non continui a influenzare le nostre decisioni e ci guidi verso un futuro non desiderato? Perché lo sapete che se non si è risolto il passato, il futuro sarà sempre condizionato dai nostri pensieri negativi su quanto vissuto, sabotando così le nostre scelte, vero?

 

Passiamo alla pratica! Ti senti in colpa o ti vergogni per qualcosa che hai fatto, oppure hai dei rimorsi o dei rimpianti? Hai spesso nostalgia di momenti o persone del passato?

Rimugini su decisioni prese e di cui ti penti?

Se hai risposto sì a questi pochi esempi, sappi che queste emozioni sono indicatori che c’è qualcosa d’incompiuto, situazioni da risolvere per girare pagina e costruirti un futuro migliore.

Ci sono molti modi per riuscire a lasciare andare il passato, mettere da parte brutti ricordi e fare spazio al famoso “carpe diem” per poter vivere nel presente, nel qui e ora.

 

I 3 passaggi

Ecco tre passaggi che suggerisco di seguire per concentrarsi e godere del presente e prepararci al futuro in maniera più positiva:

1. Accettare

Un progetto fallito, un lavoro perso, una relazione terminata, un lutto non elaborato, sono eventi del passato che possono averci procurato un senso di delusione, sconfitta o dolore che continua ad accompagnare il nostro quotidiano. Se non accettiamo la possibilità di fallire e di provare emozioni negative, restiamo fermi senza combinare niente. La paura può essere paralizzante e può succedere di non rendersi conto che è questa paura a bloccarci. Per prima cosa, dobbiamo permetterci di vedere il passato per quello che è stato. Riconoscere i nostri pensieri e sentimenti, senza giudizio. I sentimenti sono il risultato di quello che pensiamo su quanto accaduto.  I nostri ricordi di eventi passati sono pensieri che a volte diventano ossessivi e causano una forte reazione emotiva. É come rivivere la stessa scena non una, ma mille volte. Questo mantiene vivi questi ricordi che non sono altro che nostri pensieri a cui possiamo togliere potere e significato. Accettare il proprio passato non significa voler cambiare o dimenticarlo; si tratta di alterare la propria percezione in modo che si possa vivere più liberamente. Nel momento in cui si inizia ad accettare il passato è il momento in cui si inizia il percorso di guarigione. Questo è l’inizio per poter lasciar andare, andare avanti e vivere di più nel presente. Bisogna darsi tempo. E’ un processo, non una gara o una competizione.

“Accetta, poi agisci. Accetta ogni cosa contenuta nel momento presente, come se l’avessi scelta tu. Sii in armonia con il presente e non tentare di combatterlo. Questo trasformerà miracolosamente la tua vita.” ~Eckhart Tolle

2. Imparare

Non si può cambiare ciò che è successo ma si può cambiare il modo in cui ci lasciamo influenzare da questi eventi. Quando si riflette attentamente su quello che è successo, su quale ruolo si è avuto (attivo o passivo) e a come si è stati influenzati da tali esperienze, quelle informazioni possono aiutarci a creare una nuova storia, quella che desideriamo vivere.

E’ come camminare sullo stesso marciapiede ogni giorno e inciampare nello stesso punto. Alla fine si può accettare che il marciapiede non sia uniforme e continuare a inciampare, prestare attenzione ai propri passi o trovare una nuova strada.

Dipende da noi, ma essendo aperti ai messaggi che ogni esperienza vissuta ci ha lasciato, si può smettere di inciampare e iniziare a prendere coscienza di quanto vogliamo che il passato controlli il nostro futuro.

Nella vita, si può imparare da ogni esperienza passata. Sappiamo già cosa non dobbiamo riprodurre e cosa dobbiamo evitare.

Se facciamo lo stesso errore di nuovo come in passato, allora non sarà più un errore, ma una scelta. Gli americani dicono: fail fast, fail often. Fallisci in fretta, fallisci spesso. 

“Quando il passato chiama, lascia parlare la segreteria telefonica. Non ha nulla di nuovo da dire “ – Mandy Hale

3. Perdonare

Per-donare significa lasciare andare il carico emotivo, liberarci dal dolore. Questo ci consente di fare spazio a nuove esperienze e a nuovi pensieri.

Nessuno dovrebbe identificarsi nel proprio dolore, non è sano e aumenta lo stress, danneggia la capacità di concentrarsi, studiare e lavorare, e influisce su ogni altro rapporto che abbiamo.

Spesso non possiamo o non riusciamo a perdonare qualcuno che ci ha ferito o che ci ha tradito.

Per farlo è necessario mettersi nei panni dell’altro/a e rendersi conto che si possono vedere le cose da punti di vista differenti.

Perdonare e accettare le nostre debolezze è un altro passo importante da fare per poter perdonare gli altri.

Perdonare non significa dire all’altro/a: “Sono d’accordo con quello che hai fatto”. Invece, vuol dire: “Non sono d’accordo con quello che hai fatto, ma ti perdono comunque.”

Perdonare è un modo per ritrovare pace con noi stessi e con gli altri.

Perdona gli altri, ma perdona loro veramente, senza falsità, e perdona anche te stesso.

Solo così ti libererai dalle catene che ti legano a un passato che non puoi modificare.

Esercizio pratico: prendi un foglio e scrivi una lettera al tuo passato. Ringrazialo e ringraziati per ciò che è stato, per gli insegnamenti appresi. Perdona per iscritto tutte le persone che hai bisogno di perdonare (incluso te stesso). Prenditi tutto il tempo necessario. Può darsi che tu abbia bisogno di farlo in più volte: va bene così, non affrettare il processo. Ricordati che senza il tuo passato non saresti ciò che sei ora. Quando hai terminato, puoi fare di questa lettera ciò che vuoi: eliminarla o conservarla.

“Ricorda, se si affolla la mente di pensieri negativi e si vive con sentimenti feriti, c’è poco spazio per qualcosa di positivo. È una scelta che si sta facendo per continuare a sentire il dolore, piuttosto che accogliere la gioia nella propria vita.”

Grazie per aver letto questo articolo. Conosci altri modi che possano aiutare a fare pace con il passato?

Se pensi di aver bisogno di un supporto per lavorare sulla tua crescita personale scopri i percorsi di coaching che ho pensato per te oppure scrivimi qui.

Crescita personale: 13 modi per stimolarla

Crescita personale: 13 modi per stimolarla

Che cosa significa crescita personale?

E’ un viaggio alla scoperta di sé, è esplorare la propria identità, i propri talenti e potenzialità, oltre a sogni e aspirazioni. E’ un cammino che aiuta a crescere, a sviluppare fisicamente, mentalmente, spiritualmente e intellettualmente.

Si chiama personale, perché ogni essere è unico e quindi non esiste una strategia universale. Gli strumenti per seguire questo percorso sono innumerevoli, ognuno deve trovare quali sono quelli più confacenti alla sua personalità e ai suoi obiettivi.

La chiave è mettersi in situazioni che attiveranno tale esplorazione e sviluppo.

Crescita personale, perché fare questo tipo di percorso?

Per costruirsi una vita più ricca e gratificante. Un viaggio per vivere meglio le relazioni, per crescere in consapevolezza, per espandere la creatività, per celebrare la vita in libertà. Per imparare a riconoscere le nostre emozioni e gestirle.

Per me la Biodanza è stata l’inizio. Dopo un periodo difficile, dovuto alla separazione e divorzio, in cui avevo perso i miei principali punti di riferimento, ho ritrovato me stessa grazie a questa disciplina.

Ho ricontattato ed espresso le mie emozioni, superato le difficoltà e ritrovato il mio equilibrio.

Da quel momento, ho sempre continuato su questo cammino, cercando di scegliere hobby, corsi di specializzazione, attività e lavoro che mi aiutassero a diventare la versione migliore di me stessa e che rispecchiassero i miei valori…ma ho ancora tanto da imparare!

Per altre persone, il fatto scatenante potrebbe essere dover affrontare l’elaborazione di un lutto oppure i figli che se ne vanno e lasciano il “nido vuoto” oppure un lavoro che non piace più…c’è sempre un motivo alla base del desiderio di migliorare la nostra vita e di scoprire dove si trova il nostro pieno potenziale….e non è mai troppo tardi!

“Lo scopo della vita è sviluppare noi stessi. Ognuno di noi è al mondo per realizzare perfettamente sé stesso.” Oscar Wilde

Ecco i miei suggerimenti per stimolare questa crescita/percorso. Spero possano ispirarvi:

Fai pace con il tuo passato

C’è qualche torto subito o una situazione che ti ha reso infelice nel passato che non hai ancora lasciato andare?

Tenersi aggrappati a questi eventi impedisce di andare avanti e di diventare una persona migliore. Allontanati dal passato, perdona te stessa e vai avanti.

Fai un test della personalità

Per conoscerti meglio, ti suggerisco di eseguire questo test gratuito…fidati! Ti farà scoprire nuovi aspetti di te o rinforzerà ciò che già conosci della tua personalità. Io l’ho fatto e il risultato è “THE CAMPAIGNER”.

Conosci i tuoi valori

I valori ci aiutano a fare delle scelte, sono la spinta motivazionale che sorregge ogni nostra azione e comportamento, sono la nostra guida quando vogliamo fissare degli obiettivi. A volte ci perdiamo e siamo confuse, non sappiamo quale percorso di vita prendere, ci sentiamo insoddisfatte e poco centrate. Riconnettersi con i nostri valori, agire in base a loro ci permette di avere un sistema di riferimento che facilita il nostro processo decisionale, rafforza l’autostima, l’efficienza, fluidifica i nostri comportamenti e le nostre relazioni e aumenta la nostra motivazione, perché ci spinge all’azione in modo naturale.

Individua le tue convinzioni limitanti

Una convinzione limitante è una falsa credenza che una persona acquisisce come risultato di una conclusione errata su qualcosa che riguarda se stessa, gli altri o il mondo che lo circonda e costringe a filtrare le informazioni in base ad essa.

Per esempio, ti sei mai detta in alcune circostanze: non ce la farò mai, non sono in grado, sono troppo giovane o sono troppo vecchia, sono fatta così, non mi merito la felicità, etc…a chi non capita! Il problema è che le convinzioni limitanti costringono a vivere al di sotto del proprio potenziale. Per questi motivi, conoscerle, significa poter cambiare queste credenze e volgerle a nostro favore.

Rafforza la tua autostima

L’autostima è la valutazione che abbiamo di noi stessi, del nostro valore e capacità. E’ solo una componente del nostro benessere psicologico ma funziona come una particolare lente che ingigantisce o miniaturizza le nostre risorse personali. E’ uno dei principali aspetti che condiziona la nostra vita, nel bene e nel male. Quindi, è importante occuparsi con attenzione di sviluppare una valida e stabile autostima e dedicarsi agli aspetti che la possono far crescere e rinforzare. Perché l’autostima è, di fatto, uno dei punti centrali della vita.

Identifica i tuoi punti di forza

Conoscere i tuoi punti di forza come anche di debolezza ti dà una migliore comprensione di te stessa e di come funzioni. Ma suggerisco di focalizzarti sui punti di forza perché sapere in cosa puoi eccellere ti consente di mirare più in alto e ottenere molto di più. Invece di concentrarti sugli aspetti negativi, concentra le tue energie sulle cose in cui sei brava.

Esci dalla tua comfort zone

La zona di comfort è la nostra gabbia dorata. Un luogo fantastico dove tutto accade senza provocare ansia, disagio o inquietudine.

E’ quell’insieme di comportamenti e azioni che ripetiamo quotidianamente, quasi in maniera inconsapevole, e che ci fanno sentire al sicuro perché familiari.

In questa zona, però, non si cresce e non si può imparare nulla di nuovo. Ora immagina che devi smettere di fumare o cambiare stile di vita. Come ti senti al riguardo? Non proprio a tuo agio, giusto? Perché per fare questo devi andare fuori dalla tua zona di comfort e sfidare te stessa ad agire, mettendo in campo nuove energie. Esci dalla tua zona di comfort più spesso e aumenta la quantità di cose che ti fanno stare bene. Queste esperienze lasciano un senso più grande di realizzazione e soddisfazione rispetto al fare la stessa cosa ogni giorno.

Non paragonarti con altre persone

Confrontarsi di continuo con altre persone non è una buona attitudine. Prima o poi, lo facciamo tutti e alcuni lo fanno abbastanza spesso. È una ricetta infallibile per far diminuire l’autostima e creare infelicità. Non conosciamo veramente la vita delle persone a cui ci paragoniamo e spesso non si hanno gli elementi sufficienti per fare questo tipo di valutazione. Il rischio che si corre è di confrontarsi con qualcosa che non esiste, un ideale.

“Se un uomo volesse solo essere felice, non sarebbe così difficile, ma egli vuole essere più felice degli altri, e questo è quasi sempre difficile, perché noi ci figuriamo gli altri più felici di quanto non siano – Montaigne.

Scrivi

Scrivere è terapeutico, è un processo di auto-consapevolezza.

Mentre scrivi, chiarisci il tuo modo di pensare e leggendo ciò che hai scritto, dal punto di vista di una terza persona, ottieni più informazioni su di te. Scrivi dove vuoi e come vuoi, un blog pubblico o un diario privato,etc. Vedrai la differenza…basta lasciare libero sfogo alle tue emozioni e pensieri.

Leggi 

I libri sono fonti concentrate di saggezza. Più libri leggi, a più saggezza ti esponi. Ti aprono non solo a nuovi mondi, ma a nuove parole, pensieri e idee. Aumentano la capacità di comunicare, diminuiscono lo stress e rafforzano l’autostima. Ispirano a perseguire i propri sogni e obiettivi.

Definisci i tuoi obiettivi

In genere gran parte delle persone non ha idea di quale sia il suo destino e lascia che sia il risultato di una combinazione di coincidenze e fortuna. Spesso facciamo piani e riflettiamo sulle decisioni da prendere, ma di solito tralasciamo quelli che sono dettagli importanti. La nostra immaginazione, inoltre, tende a fantasticare, il che impedisce di sviluppare una strategia realistica. È per questo che molti dei nostri “programmi” rimangono solo sogni. Ma, una volta che cominci a scrivere quello che vuoi raggiungere, aumenteranno le possibilità di diventare la persona che davvero vuoi essere. Passare un po’ di tempo ad articolare alcune aspirazioni che sono nella tua mente, ti farà fare progressi mai immaginati prima di iniziare.

Fai qualcosa di nuovo 

Impara una nuova lingua, fai un corso di yoga, pilates, free climbing o altra disciplina che non hai mai provato, fai un viaggio da sola, cambia la strada che fai tutti i giorni per andare al lavoro, fai nuove amicizie, etc…facendo qualcosa di nuovo, diventiamo più resilienti, arricchiamo la nostra vita, aumentiamo la fiducia in noi stessi, abbiamo meno rimpianti e ispiriamo le persone che ci stanno vicine. Non dobbiamo pensare a passi enormi…ne bastano pochi ma ben fatti!

Stai a contatto con la natura 

Molti studi dimostrano che, in un mondo sempre più urbanizzato, il contatto con la natura è fondamentale per sviluppare un maggiore benessere psico-fisico, elevare l’autostima e l’umore e ridurre l’ansia e la rabbia. Inoltre, la natura ci aiuta a far fronte al dolore, distraendoci dal nostro disagio.

Quando sento la necessità di staccare completamente la spina, di rilassarmi, di trovare concentrazione e pace dentro di me, vado al mare! Specialmente in inverno quando non c’è nessuno. Vedere e ascoltare il mare mi rappacifica con me stessa e con il mondo, mi rigenera e mi ispira. 

Grazie per aver letto questo articolo. Conosci altri modi che possano aiutare a sviluppare la nostra consapevolezza e il nostro cammino verso una versione migliore di noi stessi?

Se pensi di aver bisogno di un supporto per lavorare sulla tua crescita personale scopri i percorsi di coaching che ho pensato per te oppure scrivimi qui.

Ascolto di sé, ascolto degli altri

Ascolto di sé, ascolto degli altri

Qualche sera fa sono stata a vedere una mostra di cartoons di un vignettista franceseThierry Barrigue, co-fondatore del giornale satirico Vigousse, collaboratore di molte e importanti testate giornalistiche francesi e svizzere e cartoonista famoso, con un padre, Piem, altrettanto famoso. E vi chiederete: “Cosa c’entra un cartoonista francese con l’ascolto?” C’entra c’entra…e adesso ve lo racconto.

 Il discorso di Thierry Barrigue, a presentazione della mostra e del film di 15 minuti, che avremmo visto poco dopo, inizia con il tema dell’ascolto e con la spiegazione del progetto “CrayonSolidaires. Le sue poche parole sono state potenti, profonde e mi hanno colpito al cuore, ed è quello che lui voleva fare, entrare in empatia con il pubblico ed emozionarlo parlando di rifugiati, di dignità e ascolto empatico del loro vissuto.

Il film testimonia l’esperienza vissuta da Thierry con altri due cartoonist svizzeri, Pitch Sjosted, durante la loro visita al campo profughi di Cherso in Grecia, al campo Aida di Betlemme in Palestina, ad alcune scuole nella striscia di Gaza, e al centro di detenzione per rifugiati a Holot, nel deserto del Negev, in Israele.

La finalità del loro progetto, “CrayonSolidaires”, è quella di condividere momenti di complicità con i rifugiati attraverso il disegno e la caricaturasorridere con loro, dar loro un nome, un’identità e soprattutto restituirgli la dignità perduta.

La magia del disegno dal vivo permette una comunicazione immediata, superando qualsiasi barriera culturale“, dice Thierry e, per fare questo, lui e i suoi collaboratori, hanno ascoltato attentamente le storie e i racconti dei rifugiati, adulti e bambini, sono entrati nelle loro tende, hanno “sentito” le loro emozioni, hanno “guardato” e poi disegnato i loro visi. 

Osare per essere ascoltati e ascoltare.

Alla fine del film, turbata dalla visione, mi sono detta: devo parlare con questo “personaggio” che ha la capacità di ridere ed emozionare allo stesso tempo, e che, per coincidenza o sincronicità, ha parlato di ascolto empatico, argomento di cui avevo scritto poco tempo prima, sul mio Blog.

Mai avrei pensato che avrei avuto il coraggio di osare e chiederglieli di incontrarlo.

In verità, per prima cosa, sono andata verso la moglie che lui aveva presentato al pubblico come addetta alla comunicazione. Mi sono presentata, le ho parlato dell’interesse che le parole di suo marito mi avevano suscitato e, ad un certo punto, le ho chiesto: “posso incontrarlo?”

Lei si è allontanata e si è avvicinata a Thierry che stava parlando con altre persone. Ho visto lo sguardo di Thierry girarsi verso di me e dopo poco lei è ritornata dicendomi: sì, la vuole incontrare. Domani alle 18 qui all’Hotel.

Le dico, guardi che non sono una giornalista professionista, sono una professionista in altro ma non nell’intervistare personaggi celebri. Lei sorride e mi dice che va benissimo, anche meglio.

Nel frattempo anche lui ci raggiunge e inizia a spiegarmi come intende usare le sue caricature per dare un’identità perduta alle persone, di come è nata la necessità di condividere  questa sua abilità e di come è nato il progetto “CrayonSolidaires“, dei suoi amici di “Charlie Hebdo”.

Ci salutiamo, dandoci appuntamento per il giorno dopo. 

Immaginatevi come mi sono sentita quando sono uscita dall’Hotel!

Sono entrata in macchina, mi sono guardata allo specchietto retrovisore e mi sono detta: “ma eri proprio tu quella che chiedeva un’intervista a T., un noto disegnatore-giornalista, senza saperlo fare?” Chi l’avrebbe mai detto…ero proprio io!

Thierry ha avuto la capacità di farmi sentire che potevo osare perché lui era aperto all’incontro, allo scambio, all’accoglienza…e non credete che questo sia magnifico?

L’intervista…se così si può dire!

Ore 17 del giorno dopo, comincio a prepararmi. Arrivo all’Hotel 10 minuti prima e lui mi sta già aspettando nel giardino. Sono agitata. Mi siedo al suo tavolino. Lui sta bevendo una birra, io ordino un cocktail alcolico…almeno spero di sciogliermi un po’…ma poco dopo capisco che non ce ne sarebbe stato bisogno. Lui era in grado di sciogliere qualsiasi ghiacciaio con la sua forza, la sua passione, la sua volontà di darsi all’altro, di andare incontro all’altro e di nutrire l’anima del suo interlocutore e la sua.

Che meraviglia! 

Ero completamente “ravie”, rapita, traduzione che non rende così bene come in francese. Mi stavo completamente immergendo nelle sue parole.

Thierry mi dice che non può disegnare se prima non “guarda” con il cuore e che per la comunicazione succede la stessa cosa, ovvero: “per comunicare bisogna saper ascoltare l’altro, per me l’ascolto è una priorità, è appassionante, è una forma di gentilezza verso il mio interlocutore. Ho lavorato sempre per tutti, e adesso ho deciso di lavorare anche per le persone che soffrono, che sono al margine. Dunque, con il mio disegno voglio andare verso queste persone, dirgli buongiorno, voi esistetevi rispettovi ascolto e vi riconosco e offrirgli la mia personalità”.

Lui danzava con le sue parole e io seguivo il suo ritmo…il ritmo del cuore, del suo cuore che ha ancora tanto da dare, nonostante i 45 anni di carriera, e varie vicissitudini di salute. Avere “sintonizzato” il mio ascolto con il suo mi ha fatto vivere le emozioni che lui ha vissuto nell’incontrare le persone che ha disegnato. L’ascolto si è trasformato, è andato oltre noi, mettendomi in comunicazione con persone distanti, connettendomi con quella profonda sensazione di appartenenza alla comunità umana.

L’incontro con Thierry è stato un incontro di umani che hanno deciso di dedicarsi del tempo, aprendo il proprio cuore e condividendo i propri valori e visioni.

Ringrazio la vita per avere messo questa occasione speciale e piena di grandi insegnamenti sulla mia strada e ringrazio me stessa per aver osato prenderla al volo!

Grazie per aver letto questo articolo. Qual è l’ultima volta in cui ti sei sentito/a veramente ascoltato/a o in cui hai ascoltato attentamente qualcuno?

Se pensi di aver bisogno di un supporto per lavorare sulla tua crescita personale scopri i percorsi di coaching che ho pensato per te oppure scrivimi qui.

Come funziona il coaching

Come funziona il coaching

Perché il coaching funziona

Non è sempre facile spiegare alle persone che me lo chiedono, cosa faccio durante una sessione di coaching e qual è l’essenza del coaching.

Il coaching può essere applicato in molte aree della vita: sviluppo personale (che è quello di cui mi occupo maggiormente), business, salute, lavoro, etc…però, la specificità del coaching e il suo valore stanno nel processo di scoperta e destrutturazione che porta all’identificazione dell’essenza del problema proposto dalla cliente o coachee.

Questi sono solo alcuni degli strumenti e delle abilità utilizzate in una sessione di coaching. 

 

Ascolto attivo

Qual è l’ultima volta che ti sei sentito veramente ascoltato? 

Penso che a tutti sia capitato di sentirsi irritati perché il nostro interlocutore continuava a interromperci o perché ci rendevamo conto che il suo sguardo era distratto e assente, mentre cercavamo di finire il nostro discorso. 

Sento che uno dei doni migliori (se non il migliore) che si possa dare a un altro essere umano, oltre al proprio tempo, è la presenza e attenzione nell’ascolto.

La capacità di ascoltare in maniera consapevole, empatica e senza giudizio, creando uno spazio sacro di accettazione incondizionata con la cliente/coachee, di ascoltare le emozioni, le motivazioni, i valori e i paradigmi che stanno dietro le sue parole, di danzare con le sue intuizioni, ecco…tutto questo è la caratteristica più importante che un coach deve avere e/o sviluppare e praticare per condurre una sessione in maniera efficace. Questo è il modo migliore per incoraggiare le persone a scoprirsi e a liberare i propri potenziali.

“Saper ascoltare l’altro ci permette di riconoscere i mille volti della realtà” Carl Rogers

Domande potenti

Dall’ascolto profondo, nascono domande profonde. 

Il potere della domanda è enorme. Domande provocatorie e potenti possono aiutare il coachee a pensare “out of the box” (fuori dagli schemi), a interrompere modelli di comportamento inconsci, a scoprire nuovi territori, a dare impulso alla creatività, a stimolare una risposta che viene dal cuore. Facendo domande aperte e potenti, il coach invita il coachee alla chiarezza, all’azione, a espandere la conoscenza, a esplorare nuove prospettive e a rivalutare i pensieri in modo da scoprire quali sono le sue credenze limitanti. 

“Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso”. Albert Einstein

 

GPS

Vi siete mai sentiti persi senza il vostro GPS?

Immagino di sì…a chi non è capitato di non riuscire a trovare la strada giusta per arrivare alla meta, girando per ore a vuoto? A me è successo!

Il sistema di navigazione ci dice esattamente dove siamo e suggerisce il percorso migliore per arrivare a destinazione.

Lo stesso accade nella nostra vita. Se non sappiamo dove siamo e dove vogliamo arrivare, ci sentiamo persi, senza meta. 

Un life coach funge da GPS per la vita, per aiutarti ad arrivare da dove sei oggi a dove vuoi essere domani.

Responsabilità  

Il coach crea le condizioni idonee affinché la coachee si assuma la responsabilità della propria crescita. Impegnarsi con il proprio coach aumenta la consapevolezza dell’energia da muovere per realizzare i propri obiettivi o intenzioni, in qualsiasi campo si stia operando (life, business, salute, etc…). Non è più qualcosa che semplicemente la coachee vuole fare ma è qualcosa che si impegna a fare. Grande differenza!

Tempi

Grazie alla chiarezza degli obiettivi, al sostegno nel superamento degli ostacoli, al mantenimento del focus, a un piano d’azione scritto e a un coach fortemente impegnato e che agisce in modo che la coachee sia sempre responsabile delle proprie scelte, il ritmo in cui una coachee raggiunge i risultati è spesso notevolmente accelerato.

Grazie per aver letto questo articolo. Se pensi di aver bisogno di un supporto per lavorare sulla tua crescita personale scopri i percorsi di coaching che ho pensato per te, oppure scrivimi qui.

Il cambiamento. Accoglierlo a braccia aperte?

Il cambiamento. Accoglierlo a braccia aperte?

Il “cambiamento” è una meravigliosa opportunità di crescere, ma spesso non ce ne rendiamo conto. Per me non sempre è stato facile accoglierlo a braccia aperte.

Ci sono cambiamenti naturali e inevitabili o non desiderati e altri progettati e pianificati e che generano situazioni di miglioramento. Dietro ogni cambiamento c’è una scelta e spesso abbiamo paura di scegliere, dell’ignoto, di perdere alcuni punti di riferimento e non sappiamo come gestire l’impatto del cambiamento. 

Il mio primo grande cambiamento

Quando avevo 4 anni i miei genitori decisero di spostarsi da Genova a Marina di Massa per il lavoro di mio padre. Questo fu il primo cambiamento/adattamento di una lunga serie.

Oggi Massa-Genova si fa in poco più di un’ora in autostrada ma, a quei tempi, si doveva passare per il Valico del Bracco, una strada piena di curve e tornanti che non scorderò mai…ma mia mamma sentiva la mancanza della sua città e dei suoi familiari e quindi, spesso, eravamo sottoposte (io e mia sorella) a questa tortura. Meno male che poi la costruzione dell’autostrada A12 ha tolto di mezzo quell’incubo!

Non voglio raccontare la storia della mia vita, ma solo introdurre cosa significa per me questa parola, “cambiamento”, che fa tanto paura ma che ha scandito la mia vita fin dai primi anni.

Il cambiamento diventa forza

Dalle molte case in cui ho vissuto e ai relativi traslochi (16), dal cambiamento di città, al cambiamento di tipo di vita dopo la morte di mio padre, fino al divorzio…e poi quella che io chiamo MY SECOND LIFE, iniziata dopo questo periodo difficile. Tutte tappe, alcune dolorose, altre senza sintomi rilevanti, che mi hanno portato a nuove scelte e condotto verso nuove sfide e trasformazioni che hanno cambiato i miei orizzonti e desideri ma che mi hanno dato la forza e la possibilità di far emergere i miei potenziali e risorse, di sviluppare la capacità di essere resiliente e di scoprirmi più forte di quanto pensavo. Parlerò della mia esperienza in Africa in un altro post….non posso raccontarvi tutto già nel primo!

Il viaggio come ricerca di sé

Il viaggio per me ha sempre avuto un significato profondo: la scoperta, mettermi alla prova, sperimentarmi e sperimentare e conoscere l’altro da me.

E ad ogni viaggio rientravo alla routine, molto diversa e ne ero felice. Il bagaglio di esperienze vissute viaggiando è qualcosa di inestimabile…un viaggio non solo in luoghi e nelle persone ma anche dentro di me, alla ricerca di una nuova me!

LOST IN TRANSITION

Per questo ho chiamato LOST IN TRANSITION il mio programma di Coaching rivolto a donne desiderose di un cambiamento nella loro vita, piccolo o grande che sia questo cambiamento, l’idea è di accompagnarle in un viaggio verso un nuovo inizio.

Penso di poter ispirare queste donne perché ho vissuto molti cambiamenti e trasformazioni che, seppure a volte dolorosi, mi hanno dato la capacità di sviluppare empatia e di sentire di poter connettermi facilmente con l’anima delle persone.

Ho ricominciato varie volte nella mia vita: lavoro, città, casa, amici, compagno. La mia professione ha preso un indirizzo completamente diverso, da Interprete-Traduttrice mi sono appassionata alla Biodanza, sono diventata Insegnante e Didatta, specializzandomi in Biodanza con bambini e adolescenti e Identità e i 4 elementi. Poi, ho sentito la necessità di esplorare oltre e ho deciso di studiare per certificarmi Life Coach e arrivare a facilitare le persone non solo ad esprimere le proprie emozioni attraverso il corpo ma anche a guidarle in un percorso di autostima e di riscoperta dei propri valori e obiettivi grazie a questo strumento potente che è il Coaching. E infine il diploma di Pratictioner di PNL (Programmazione Neuro Linguistica). La scoperta di uno strumento potente che mi aiuta nella professione ma anche nella vita privata.

Il Coaching è “cambiamento”. È un viaggio all’interno di noi stessi, senza “curare” il passato ma accettandolo, è costruire il futuro che desideriamo, superando le nostre convinzioni limitanti e valorizzando quanto c’è di positivo in noi.

Sentite cosa ha da dirci Riccardo Pittis, ex cestista italiano, a proposito del cambiamento, in questo video.

Alla prossima…

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