Ascolto di sé, ascolto degli altri

Qualche sera fa sono stata a vedere una mostra di cartoons di un vignettista franceseThierry Barrigue, co-fondatore del giornale satirico Vigousse, collaboratore di molte e importanti testate giornalistiche francesi e svizzere e cartoonista famoso, con un padre, Piem, altrettanto famoso. E vi chiederete: “cosa c’entra un cartoonista francese con l’ascolto?” C’entra…c’entra e adesso ve lo racconto.

 Il discorso di Thierry Barrigue, a presentazione della mostra e del film di 15 minuti, che avremmo visto poco dopo, inizia con il tema dell’ascolto e con la spiegazione del progetto “CrayonSolidaires. Le sue poche parole sono state potenti, profonde e mi hanno colpito al cuore, ed è quello che lui voleva fare, entrare in empatia con il pubblico ed emozionarlo parlando di rifugiati, di dignità e ascolto empatico del loro vissuto.

Il film testimonia l’esperienza vissuta da Thierry con altri due cartoonist svizzeri, Pitch Sjosted, durante la loro visita al campo profughi di Cherso in Grecia, al campo Aida di Betlemme in Palestina, ad alcune scuole nella striscia di Gaza, e al centro di detenzione per rifugiati a Holot, nel deserto del Negev, in Israele.

La finalità del loro progetto, “CrayonSolidaires”, è quella di condividere momenti di complicità con i rifugiati attraverso il disegno e la caricaturasorridere con loro, dar loro un nome, un’identità e soprattutto restituirgli la dignità perduta.

La magia del disegno dal vivo permette una comunicazione immediata, superando qualsiasi barriera culturale“, dice Thierry e, per fare questo, lui e i suoi collaboratori, hanno ascoltato attentamente le storie e i racconti dei rifugiati, adulti e bambini, sono entrati nelle loro tende, hanno “sentito” le loro emozioni, hanno “guardato” e poi disegnato i loro visi. 

Osare per essere ascoltati e ascoltare.

Alla fine del film, turbata dalla visione, mi sono detta: devo parlare con questo “personaggio” che ha la capacità di ridere ed emozionare allo stesso tempo, e che, per coincidenza o sincronicità, ha parlato di ascolto empatico, argomento di cui avevo scritto qui, poco tempo prima, sul mio Blog.

Mai avrei pensato che avrei avuto il coraggio di osare e chiederglieli di incontrarlo.

In verità, per prima cosa, sono andata verso la moglie che lui aveva presentato al pubblico come addetta alla comunicazione. Mi sono presentata, le ho parlato dell’interesse che le parole di suo marito mi avevano suscitato e, ad un certo punto, le ho chiesto: “posso incontrarlo?”

Lei si è allontanata e si è avvicinata a Thierry che stava parlando con altre persone. Ho visto lo sguardo di Thierry girarsi verso di me e dopo poco lei è ritornata dicendomi: sì, la vuole incontrare. Domani alle 18 qui all’Hotel.

Le dico, guardi che non sono una giornalista professionista, sono una professionista in altro ma non nell’intervistare personaggi celebri. Lei sorride e mi dice che va benissimo, anche meglio.

Nel frattempo anche lui ci raggiunge e inizia a spiegarmi come intende usare le sue caricature per dare un’identità perduta alle persone, di come è nata la necessità di condividere  questa sua abilità e di come è nato il progetto “CrayonSolidaires“, dei suoi amici di “Charlie Hebdo”.

Ci salutiamo, dandoci appuntamento per il giorno dopo. 

Immaginatevi come mi sono sentita quando sono uscita dall’Hotel!

Sono entrata in macchina, mi sono guardata allo specchietto retrovisore e mi sono detta: “ma eri proprio tu quella che chiedeva un’intervista a T., un noto disegnatore-giornalista, senza saperlo fare?” Chi l’avrebbe mai detto…ero proprio io!

Thierry ha avuto la capacità di farmi sentire che potevo osare perché lui era aperto all’incontro, allo scambio, all’accoglienza…e non credete che questo sia magnifico?

L’intervista…se così si può dire!

Ore 17 del giorno dopo, comincio a prepararmi. Arrivo all’Hotel 10 minuti prima e lui mi sta già aspettando nel giardino. Sono agitata. Mi siedo al suo tavolino. Lui sta bevendo una birra, io ordino un cocktail alcolico…almeno spero di sciogliermi un po’…ma poco dopo capisco che non ce ne sarebbe stato bisogno. Lui era in grado di sciogliere qualsiasi ghiacciaio con la sua forza, la sua passione, la sua volontà di darsi all’altro, di andare incontro all’altro e di nutrire l’anima del suo interlocutore e la sua.

Che meraviglia! 

Ero completamente “ravie”, rapita, traduzione che non rende così bene come in francese. Mi stavo completamente immergendo nelle sue parole.

Thierry mi dice che non può disegnare se prima non “guarda” con il cuore e che per la comunicazione succede la stessa cosa, ovvero: “per comunicare bisogna saper ascoltare l’altro, per me l’ascolto è una priorità, è appassionante, è una forma di gentilezza verso il mio interlocutore. Ho lavorato sempre per tutti, e adesso ho deciso di lavorare anche per le persone che soffrono, che sono al margine. Dunque, con il mio disegno voglio andare verso queste persone, dirgli buongiorno, voi esistetevi rispettovi ascolto e vi riconoscoe offrirgli la mia personalità”.

Lui danzava con le sue parole e io seguivo il suo ritmo…il ritmo del cuore,del suo cuore che ha ancora tanto da dare, nonostante i 45 anni di carriera, e varie vicissitudini di salute. Avere “sintonizzato” il mio ascolto con il suo mi ha fatto vivere le emozioni che lui ha vissuto nell’incontrare le persone che ha disegnato. L’ascolto si è trasformato, è andato oltre noi, mettendomi in comunicazione con persone distanti, connettendomi con quella profonda sensazione di appartenenza alla comunità umana.

L’incontro con Thierry è stato un incontro di umani che hanno deciso di dedicarsi del tempo, aprendo il proprio cuore e condividendo i propri valori e visioni.

Ringrazio la vita per avere messo questa occasione speciale e piena di grandi insegnamenti sulla mia strada e ringrazio me stessa per aver osato prenderla al volo!

Grazie per aver letto questo articolo. Qual è l’ultima volta in cui ti sei sentito/a veramente ascoltato/a o in cui hai ascoltato attentamente qualcuno?

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